"Sapori unici"

L’azienda Vernice, produttrice di vini autoctoni dell’entroterra campana, è nata con l’intento di riscoprire vitigni quasi scomparsi dal panorama agricolo. Ogni vitigno autoctono presenta una caratteristica ben distintiva, dal grappolo alle foglie e conferisce al vino da esso ottenuto proprietà organolettiche ben precise e tipiche.

Alcuni vitigni minoritari, usati un tempo in agricoltura per produrre vini locale adoperati per lo più in taglio con altri vini, sono scomparsi negli anni, per poi essere oggi nuovamente oggetto di studi, di processi e di produzioni vitivinicole. I principali vitigni autoctoni minoritari dell’Irpinia di cui parliamo, sono di quelli a bacca rossa lo Sciascinoso, il Piedirosso e il Primitivo.

Tra quelli a bacca bianca ricordiamo la Coda di Volpe, così chiamata per la lunghezza del grappolo somigliante ad una coda di volpe, animale tipico dei boschi irpini. Tali vitigni sono stati vinificati in purezza per entrare a far parte della linea di vini dell’azienda Vernice. Ogni referenza, vestita di etichette dai colori caldi e vivi racchiude vini dalle caratteristiche organolettiche uniche, che evocano i sensi al ricordo di un ventaglio di emozioni olfattive e gustative.

"Evocano i sensi al ricordo di un ventaglio di emozioni olfattive e gustative"

Lo stesso nome aziendale "Vernice" ha preso vita dalle opere architettoniche rinvenute all’interno della sede aziendale in cui volte di cemento e travi rastremate, tipiche riproduzioni della scuola di Giò Ponti e del Nervi emanavano odori di oli essiccati e resine naturali, fonti di ispirazioni del nome stesso dell’azienda.  Il progetto Vernice e i vini che lo compongono solo una chiara evocazione ai colori della natura e ai sapori unici di vini provenienti da vitigni autoctoni, originari della terra del Sud Italia.

Un viaggio sensoriale, nell’antica Irpinia; così è come la linea Vernice, che va alla riscoperta di vini autoctoni, quasi dimenticati, i quali rappresentano un pezzo di storia della nostra viticultura. Quattro vitigni che in passato, i nostri antenati, utilizzavano in tagli con altre uve, spesso innestando queste viti direttamente sulle viti d’aglianico, al fine di creare il blend già al momento della vendemmia.

Un modo intelligente per raffinare l’aglianico, il cui tannico a volte può essere molto forte. Con il desiderio di riportare in vita alcuni vitigni che erano quasi scomparsi, queste viti sono state ripiantate per riprendere una piccola produzione, in purezza.